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Elvira Notari: L'Icona Dimenticata del Cinema Italiano

Questo articolo esplora la straordinaria figura di Elvira Notari, la prima regista italiana, riscoprendo la sua vita e la sua opera attraverso il documentario "Elvira Notari. Oltre il silenzio". Si narra la sua ascesa pionieristica nel cinema muto, la sua visione innovativa nel raccontare la Napoli del primo Novecento e le donne che osavano sfidare le convenzioni, fino all'oblio imposto dal regime fascista e alla riscoperta contemporanea.

Elvira Notari: La Voce Indomita di un'Epoca Rivoluzionaria

La Visionaria Origine di un'Imprenditrice Cinematografica

Immaginate una donna con uno spirito audace che, agli albori del Novecento, persuade il marito fotografo a intraprendere l'avventura cinematografica. Questa donna non si limita a scrivere, dirigere e produrre i suoi film, ma trasforma la produzione in un'impresa familiare, coinvolgendo il marito come operatore, il figlio come attore e amici e parenti come membri della troupe. Elvira Notari, questo il suo nome, è stata la prima regista italiana, narrando storie di passioni ardenti, tradimenti e rivincite in un'epoca in cui le donne non avevano ancora diritto al voto.

Dalle Ombre del Dimenticato al Riflettore del Riconoscimento

Ciononostante, è probabile che molti non abbiano mai sentito parlare di lei. La sua straordinaria vicenda è rimasta sepolta nell'oblio per decenni, le sue opere disperse, il suo nome cancellato dalla storia. Questa sera, alle 21.15 su Sky Arte, in streaming su Now e disponibile on demand, il documentario "Elvira Notari. Oltre il silenzio" le rende finalmente giustizia. Se pochi fotogrammi possono narrare un'intera era, allora i 163 minuti sopravvissuti delle opere di Elvira Notari rappresentano un tesoro inestimabile da riscoprire.

Napoli: Un Palcoscenico Naturale per la Nascita del Cinema

La storia ha inizio a Napoli, dove Elvira Coda, originaria di Salerno, incontra il fotografo Nicola Notari. Dopo il matrimonio, mentre l'industria cinematografica mondiale inizia la sua espansione, Elvira intuisce una grande opportunità. Convince Nicola a fondare insieme la Dora Film. Inizialmente si dedicano alla colorazione di pellicole per altre produzioni, ma Elvira desidera di più: vuole creare le proprie storie. E così fa, scrivendo e dirigendo tutti i film della casa di produzione. Con Nicola dietro la macchina da presa e il figlio Edoardo come attore, questa piccola impresa familiare diventa una delle realtà più prolifiche del cinema muto italiano.

Donne Libere e Ribelli: La Visione Cinematografica di Elvira Notari

Ma cosa raccontava Elvira nei suoi film? Traeva ispirazione dalle canzoni napoletane, da quel folklore popolare intriso di amori irrealizzabili e destini tragici, trasformandolo in qualcosa di completamente nuovo. Intrighi familiari, tradimenti e delitti passionali si intrecciavano con scene "dal vero": la vibrante vita nei vicoli di Napoli, la bellezza della città, ma anche la sua cruda e inalterata miseria. Uno stile che anticipava di vent'anni il neorealismo italiano. E poi c'erano le protagoniste dei suoi film: donne moderne che esprimevano una sensualità fuori dagli schemi dell'epoca e sfidavano la rigida dicotomia tra vittima e femme fatale. Donne che, sul grande schermo, conquistavano libertà ancora impensabili nella vita reale. Elvira Notari faceva proprio questo: filmava la sete di libertà delle donne napoletane.

Lo Scontro con la Censura e la Ricerca di Nuovi Orizzonti

Nella seconda metà degli anni '20, l'avvento del fascismo introduce nuove problematiche. Il regime aspirava a un'Italia "pulita" e "ordinata", priva di contraddizioni. Il cinema di Elvira, con le sue narrazioni della povertà e del malaffare napoletano, divenne scomodo. La censura si inasprì, spingendo la Dora Film a esplorare una nuova strada: l'America. I suoi film furono distribuiti nelle Little Italy, tra gli emigrati italiani che riconoscevano in quelle immagini le proprie radici. L'accoglienza fu entusiasta. La casa di produzione aggiunse alla fiction anche brevi documentari sui paesi del Sud Italia, offrendo piccole "finestre" sulla terra lontana per coloro che erano stati costretti a lasciarla.

Il Mistero del Ritiro e il Silenzio su un Genio Femminile

Poi, nel 1930, tutto si arresta. Elvira Notari abbandona la Dora Film e si ritira a Cava de’ Tirreni. Il motivo resta incerto. Forse non sopportava più il peso della censura, o forse faticava ad adattarsi al cinema sonoro che stava rivoluzionando l'industria. O forse c'era dell'altro. La recente scoperta di alcuni documenti ha rivelato un segreto: Elvira e Nicola avevano avuto una terza figlia, Maria, affidata a un orfanotrofio. Una scelta drammatica, probabilmente dettata dalla necessità di non compromettere l'azienda. Una scelta che forse non le fu mai perdonata. Fatto sta che nessuno la segue a Cava. Lì, Elvira scompare dai radar fino alla sua morte, avvenuta nel 1946. I suoi film vengono dispersi, dimenticati. Di una delle registe più prolifiche del cinema muto italiano non rimane quasi nulla.

La Riscoperta e l'Eredità Duratura di Elvira Notari

Quasi nulla, ma non zero. Dei sessanta film e degli innumerevoli documentari, rimangono tre lungometraggi, tra cui "'A Santanotte" ed "È Piccerella", entrambi del 1922, due brevi documentari e alcuni frammenti, per un totale di 163 minuti. Negli anni '70, un gruppo di studiosi, tra cui Vittorio Martinelli, Mario Franco e Giuliana Bruno, iniziò a scavare nel passato, recuperando e rivalutando quel cinema muto napoletano a lungo considerato secondario rispetto alle produzioni del Nord. Oggi sono principalmente le donne a riportare in vita Elvira Notari. La giornalista Flavia Amabile le ha dedicato il romanzo biografico "Elvira", ricomponendo il mosaico della sua vita privata e delle sue contraddizioni: madre, regista, imprenditrice, tutto in uno. La fotografa Cristina Vatielli e l'attrice Teresa Saponangelo evocano la sua presenza viva nei vicoli di Napoli, esplorando anche il suo legame con Nicola. Francesca Consonni ha creato un laboratorio di ricamo dove i fotogrammi dei film di Elvira diventano un'opera collettiva, capace di suscitare forti emozioni. Perché Elvira Notari non è solo un nome da rispolverare per dovere storico. È una pioniera il cui lavoro continua a ispirare, non come semplice reperto del passato, ma come un processo creativo vivo, in continua evoluzione.

Un Riconoscimento Tardivo ma Meritatissimo per una Pioniera del Cinema

"Elvira Notari. Oltre il silenzio", diretto da Valerio Ciriaci e prodotto da Antonella Di Nocera, è stato presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2025 ed è inserito nella shortlist per il Miglior Documentario ai David di Donatello 2026. Un riconoscimento che arriva con un secolo di ritardo, ma che finalmente restituisce a Elvira Notari il posto che le spetta nella storia del cinema italiano.

“Don Matteo 15” stasera in tv sfida le Olimpiadi con tarocchi e crisi di coppia

Questa sera, la quindicesima stagione di “Don Matteo” presenta il suo sesto episodio, intitolato “Il Bagatto”, che porta in scena una Spoleto sconvolta dall'arrivo di una carismatica cartomante. La narrazione si concentra sulle vicende del Maresciallo Cecchini, che si trova a gestire una complessa crisi coniugale, e sulle dinamiche relazionali tra Giulia e Diego, minacciate da nuove prospettive professionali. Don Massimo, interpretato da Raoul Bova, si rivela ancora una volta un punto di riferimento cruciale, guidando i personaggi attraverso le loro difficoltà con saggezza e un approccio incentrato sull'ascolto e la comprensione. La serie, con il suo consolidato mix di umorismo, mistero e profondità emotiva, si prepara ad affrontare una sfida televisiva inaspettata contro la copertura delle Olimpiadi, dimostrando ancora una volta la sua resilienza e il suo appeal sul pubblico italiano.

Raoul Bova ha profondamente caratterizzato questa stagione di “Don Matteo” con il tema della “vocazione”, intesa non solo in senso religioso, ma come una ricerca esistenziale che spinge ognuno a interrogarsi sul proprio percorso e sul proprio ruolo nella società. Attraverso il suo personaggio, Don Massimo, Bova sottolinea l'importanza di maestri e figure guida, la cui presenza sembra oggi meno tangibile, specialmente per le giovani generazioni. L'attore critica la tendenza moderna all'individualismo e alla non condivisione dell'esperienza, che priva i giovani di punti di riferimento solidi. In questo contesto, Don Massimo emerge come una figura compassionevole e senza pregiudizi, capace di offrire una seconda possibilità e di incarnare quei valori di sincerità e ascolto che Bova ritiene fondamentali per contrastare la solitudine e le derive superficiali della società contemporanea, come l'eccessiva dipendenza dai social media.

Le Sfide del Maresciallo Cecchini e il Mistero della Cartomante

L'episodio odierno di “Don Matteo 15” si apre con l'intrigo di una cartomante che ha affascinato mezza Spoleto con le sue predizioni e letture dei tarocchi, promettendo felicità e rivelazioni. Tuttavia, quando uno dei suoi clienti si ritrova coinvolto in un'indagine, i Carabinieri sono chiamati a discernere tra le promesse mistiche e la realtà dei fatti. Questo scenario mette in luce come la speranza e la credulità possano intrecciarsi con il crimine, spingendo Don Massimo e le forze dell'ordine a indagare a fondo per scoprire la verità celata dietro il velo di mistero della maga. La trama evidenzia la capacità della serie di fondere il giallo con elementi di vita quotidiana e credenze popolari, mantenendo un equilibrio tra intrattenimento e riflessione.

Nel frattempo, la tranquilla vita domestica del Maresciallo Cecchini viene scossa da una crisi inaspettata. Scopre che sua moglie, Elisa, si è rivolta alla cartomante, sentendosi trascurata e percependo una distanza nel loro matrimonio che lui non aveva notato. Questo rivela una profonda insicurezza e il bisogno di attenzione da parte di Elisa, spingendo Cecchini in una serie di tentativi comici e spesso maldestri per riconquistarla. La sua goffaggine nel dispensare consigli sulla relazione genera momenti esilaranti, ma Don Massimo interviene con discrezione, suggerendo che il vero modo per salvare un rapporto è attraverso l'ascolto e la comprensione reciproca, piuttosto che con gesti eclatanti. Allo stesso tempo, Giulia e Diego affrontano le proprie turbolenze sentimentali, con Giulia attratta da nuove opportunità professionali nel mondo della moda offerte da Mathias, e Diego che lotta per esprimere le sue paure di perderla. La narrazione esplora la complessità delle relazioni, mostrando come l'amore sia un percorso intricato, anche senza l'intervento di forze soprannaturali.

La “Vocazione” e la Guida di Don Massimo

Raoul Bova ha descritto questa stagione di “Don Matteo” attraverso il concetto di “vocazione”, un termine che trascende il solo ambito religioso per abbracciare la ricerca del proprio scopo nella vita. L'attore sottolinea la mancanza di figure guida nella società contemporanea, maestri disposti a condividere la propria esperienza e a offrire consigli alle nuove generazioni. Bova lamenta una crescente chiusura e un individualismo che ostacolano la trasmissione di valori e conoscenze, lasciando i giovani privi di punti di riferimento e vulnerabili a messaggi distorti. Egli attribuisce agli adulti la responsabilità di questa situazione, criticando la scarsità di esempi positivi sia nella politica che nella vita familiare. L'eccessiva esposizione ai social media, secondo Bova, contribuisce a una solitudine diffusa, che spinge i giovani a rifugiarsi in attività futili e a perdere il contatto con relazioni significative.

In questo contesto, Don Massimo emerge come una figura antitetica, un modello di guida e ascolto. Il suo approccio è caratterizzato da sincerità e assenza di giudizio, con un desiderio genuino di comprendere le radici degli errori umani e di offrire sempre una seconda possibilità. Questa capacità di Don Massimo di relazionarsi empaticamente con le fragilità altrui deriva dalla sua consapevolezza della propria fallibilità, un tratto che lo rende profondamente umano e accessibile. Egli incarna l'ideale di un mentore che, pur consapevole dei propri limiti, si dedica con generosità all'aiuto del prossimo, contrastando l'indifferenza e l'isolamento che Bova identifica come piaghe della società moderna. La sua presenza nella serie serve a ribadire l'importanza di valori come l'ascolto, la comprensione e l'offerta di supporto, elementi essenziali per costruire relazioni autentiche e per guidare le persone attraverso le sfide della vita.

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L'UE contro lo spreco della moda: vietata la distruzione di capi invenduti

L'Unione Europea ha adottato misure decisive per contrastare le pratiche insostenibili nell'industria della moda, stabilendo nuove regole per porre fine alla distruzione di capi d'abbigliamento, calzature e accessori invenduti, un'abitudine che ha un impatto devastante sull'ambiente e spreca risorse preziose.

Un futuro sostenibile: basta distruggere i capi invenduti

La nuova direttiva europea: un'azione contro gli sprechi della moda

La Commissione Europea sta implementando un'importante iniziativa per ridurre gli sprechi nel settore della moda. A partire da luglio, le aziende saranno impedite di eliminare capi d'abbigliamento, calzature e accessori non venduti. Questa politica mira a contenere l'eccessiva produzione dei marchi più noti e a diminuire l'impronta ecologica di un'industria tra le più inquinanti a livello globale.

Le motivazioni dietro la distruzione dei prodotti invenduti

Le recenti disposizioni rientrano nell'ambito dell'ESPR, un quadro normativo che definisce i requisiti di sostenibilità e durabilità per i beni immessi nel mercato europeo. La pratica di scartare prodotti invenduti è tristemente comune nel settore, con stime che indicano la distruzione del 4-9% dei tessili non venduti in Europa prima ancora del loro utilizzo. Questo processo rilascia circa 5,6 milioni di tonnellate di CO2, una quantità paragonabile alle emissioni totali della Svezia nel 2021.

La gestione dell'invenduto e la tutela del marchio

La scelta di eliminare gli articoli si basa sulla difficoltà delle grandi case di moda di gestire l'eccesso di magazzino e di impedire che tali beni finiscano nel mercato secondario, dove prezzi ribassati potrebbero compromettere l'esclusività del brand. I marchi di lusso desiderano mantenere il controllo sul processo di acquisto e sulla distribuzione dei loro prodotti. Tuttavia, il problema principale risiede nell'enorme volume di produzione, spesso incontrollato e difficile da tracciare, che porta a un significativo spreco di risorse, con capi che non verranno mai indossati.

I dettagli delle nuove normative europee

Le nuove regole europee si concentrano proprio su questo aspetto. Da febbraio, le imprese dovranno divulgare annualmente la quantità di prodotti scartati e le ragioni di tale scarto. Questi report dovrebbero incentivare i marchi a una gestione più attenta delle scorte, favorendo alternative come la rivendita, il riciclo, le donazioni o il riutilizzo. La distruzione dei capi sarà vietata gradualmente, a partire dal 19 luglio 2026 per le grandi aziende, con le medie imprese che avranno tempo fino al 2030 per adeguarsi. Le piccole e micro imprese sono esonerate da queste disposizioni.

Eccezioni e sanzioni: cosa prevede la legge

Il divieto prevede alcune eccezioni, consentendo la distruzione di capi e accessori in caso di contraffazione, difetti o rischi per la sicurezza. Tuttavia, la Commissione Europea non ha ancora specificato le sanzioni che verranno applicate alle aziende che non rispetteranno la nuova normativa.

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