Giganti dell'Intrattenimento Dominano il Mercato dei Concerti, Sollevando Preoccupazioni sulla Filiera Musicale

Il settore dell'intrattenimento dal vivo è attualmente sotto la lente d'ingrandimento a causa della crescente egemonia di alcune grandi corporazioni internazionali. Questo fenomeno sta ridisegnando l'intero ecosistema della musica, dalla gestione degli spazi per eventi alla vendita dei biglietti, generando un dibattito acceso sulle sue implicazioni future per gli artisti, i promotori indipendenti e il pubblico.
Recentemente, il gruppo ForumNet, un attore chiave nel panorama delle location per eventi in Italia, è stato assorbito dalla multinazionale Live Nation, già nota per la sua piattaforma Ticketmaster. Parallelamente, la tedesca Eventim ha acquisito l'Arena Santa Giulia, che opera anche come Unipol Dom per concerti, e detiene il controllo di Ticketone, un'altra importante piattaforma di ticketing. Queste acquisizioni hanno portato a una situazione in cui le medesime entità detengono una quota sempre più cospicua sia nella distribuzione dei biglietti che nella proprietà delle strutture dove si svolgono gli spettacoli. Questa progressiva concentrazione di potere ha innescato preoccupazioni sull'instaurarsi di un sistema di fatto duopolistico, che potrebbe compromettere la libera concorrenza e limitare le opportunità per gli operatori più piccoli e gli artisti indipendenti.
Alberto “Bebo” Guidetti, figura poliedrica nel mondo dello spettacolo, ha espresso le sue inquietudini riguardo a questa tendenza. Secondo Guidetti, il problema non risiede unicamente nell'aggressività delle acquisizioni, ma nel controllo totalizzante che queste multinazionali stanno esercitando sull'intera catena produttiva della musica. Ciò implica che chi non è allineato con questi colossi potrebbe incontrare difficoltà significative nell'accesso alle strutture e nella promozione dei propri eventi. Si prospetta uno scenario in cui gli artisti sotto contratto con queste piattaforme verrebbero privilegiati, a scapito di chi cerca percorsi alternativi. Questa dinamica potrebbe alterare profondamente l'industria musicale, spingendo manager e operatori a stringere accordi con queste grandi aziende per garantire visibilità e successo ai propri talenti. Guidetti sottolinea come questa privatizzazione delle infrastrutture di distribuzione e accesso ponga un interrogativo fondamentale sulla natura della cultura: essa appartiene al pubblico o è un mero bene commerciabile per le industrie private? La sua risposta è chiara: la cultura è un bene pubblico universale.
In questo contesto, si auspica un intervento delle autorità regolatorie, sia a livello nazionale che europeo, con misure antitrust analoghe a quelle già adottate negli Stati Uniti, o l'introduzione di normative più stringenti. Parallelamente, Guidetti suggerisce ai consumatori di esercitare un'azione consapevole, valutando attentamente il boicottaggio degli eventi organizzati direttamente da Live Nation ed Eventim, per esprimere un dissenso e stimolare un cambiamento nel sistema.
La crescente concentrazione di potere nel settore dell'intrattenimento dal vivo da parte di un ristretto numero di multinazionali genera significative preoccupazioni riguardo alla sostenibilità e alla diversità dell'offerta culturale. L'espansione di giganti come Live Nation ed Eventim, che ora controllano sia le piattaforme di vendita dei biglietti che le principali sedi di concerti, rischia di soffocare la concorrenza, limitare l'accesso agli spazi per gli artisti emergenti e alterare le dinamiche dell'intera industria musicale. Questa situazione impone una riflessione collettiva sul ruolo della cultura come bene pubblico e sulla necessità di interventi normativi per salvaguardare la pluralità e l'equità nel mercato della musica dal vivo.