L'album "Ahimè" dei Lostatobrado: un viaggio elettroacustico tra arte e vita

Il collettivo musicale bolognese Lostatobrado, formato da Alessio Vanni, Lorenzo Valdesalici e Lorenzo Marra, ha recentemente pubblicato il suo secondo lavoro discografico intitolato "Ahimè". Questo album, a distanza di un anno dal loro debutto "Canzoni contro la ragione", si presenta come un'opera sonora di natura elettronica, ma arricchita da una profonda sperimentazione e una forte carica emotiva. Il progetto musicale, definito dagli stessi artisti come "elettroacustica post-agricola", propone un sound originale e contemporaneo che fonde elementi elettronici, cantautorali e suggestioni cinematografiche, attraverso un meticoloso lavoro di campionamento e arrangiamento.
"Ahimè" incarna il desiderio di vivere pienamente il presente, riscoprendo la connessione con sé stessi e con l'ambiente circostante, nonostante le contraddizioni e le complessità della società attuale. Il disco è un inno alla bellezza della caducità dell'esistenza, dove l'unicità di ciascuno risiede proprio nella sua temporaneità. Non è un album che impone un significato univoco, piuttosto si propone come un'immagine sonora che permette all'ascoltatore di interpretare e percepire le emozioni in modo personale, riflettendo sull'alternarsi del mondo e la magia dell'essere qui e ora.
Con uno sguardo acuto e a tratti ironico, "Ahimè" dipinge un panorama sonoro complesso e suggestivo. La musica del gruppo si colloca tra l'elettronica più innovativa, la ricerca sperimentale e il cantautorato, traendo ispirazione da artisti internazionali come Radiohead, Björk e Floating Points, e italiani come CSI e Iosonouncane. Non mancano richiami alle composizioni di Ennio Morricone e Jerskin Fendrix, arricchendo ulteriormente la tavolozza sonora dell'album. La peculiarità di "Ahimè" risiede anche nell'uso di una vasta gamma di elementi sonori inusuali, quali il suono di uno stormo di oche, il clacson di un'auto in Islanda, una tammorra, la voce del mezzosoprano Isabella Gilli, un'ocarina, il Touch Theremin e persino un organo mesotonico del 1551. Questa fusione di suoni crea un'esperienza d'ascolto unica e profonda.
Le suggestioni visive, generate anche tramite intelligenza artificiale a partire dalle descrizioni dei brani, hanno contribuito alla creazione di un'opera che va oltre l'ascolto, invitando l'immaginazione dell'utente. Le otto tracce che compongono "Ahimè" si sviluppano in una struttura circolare, evocando un mondo in costante agitazione, dove ognuno indossa le proprie maschere. La scelta della copertina, ispirata al Maggio Drammatico dell'Appennino Tosco-Emiliano, con la band e altre figure in costume teatrale, simboleggia efficacemente la natura mutevole e ciclica della vita. Il titolo stesso dell'album riprende quello di un film del 1983, realizzato dal padre di uno dei membri della band, Claudio Oleari e Benedetto Valdesalici, insieme a pazienti psichiatrici e infermieri, che esplorava le grandi questioni dell'esistenza, in un parallelismo con l'ambizione e la complessità dell'opera dei Lostatobrado.
L'album si apre con "Tane", un brano che invita a vivere il presente senza lasciarsi sopraffare dalle preoccupazioni. Seguono "Auguri" e la strumentale "(Ancora) Auguri", che riflettono sul rapporto tra il tempo lineare e quello personale. "Chiome" esplora il confine tra sogno e realtà, mentre "Sveno", con i versi del poeta-muratore Sveno Notari, celebra la quiete del tramonto. "Pergole", una ballata elettroacustica con la voce di Isabella Gilli, introduce la seconda parte del disco, culminando nella title track "Ahimè", un'intensa rappresentazione sonora del dolore che si dissolve nel silenzio. L'album si conclude con "Cusna", un brano etereo ispirato a una cima dell'Appennino Tosco-Emiliano, che simboleggia il ricongiungimento dell'anima con la natura. L'opera, pubblicata a dicembre da Locomotiv Records, sarà presentata ufficialmente il 24 gennaio al Locomoti