L'eredit¢ artistica di Koyo Kouoh: Un'armonia di "Minor Keys" alla Biennale di Venezia




La sinfonia silenziosa di Koyo: un richiamo all'essenza dell'arte
L'ispirazione dietro le "Minor Keys"
Koyo Kouoh, con una sensibilità acuta, aveva individuato le "tante sfumature", quelle melodie sommesse e profonde che resistono all'assalto sonoro e visivo della vita moderna. Prendendo spunto dalla poesia del grande scrittore afroamericano James Baldwin, Koyo aveva battezzato la sua visione "Minor Keys". Questo concetto ha guidato la sua curatela per la 61ª Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia, un evento storico che l'ha vista come la prima donna di origine africana a ricoprire un ruolo così prestigioso nell'ambito veneziano.
Un'eredità inaspettatamente interrotta
Il ricordo di Koyo è legato a verbi al passato, poiché la sua presenza si è spenta improvvisamente nel maggio dello scorso anno. "Non siamo ancora pronti a un mondo senza la tua presenza", hanno espresso con dolore i suoi collaboratori, quella comunità eclettica che Kouoh aveva saputo costruire intorno a sé, sin da quando aveva abbandonato una carriera nella finanza per abbracciare con passione il dinamismo dell'arte.
La nascita di una visionaria: dal Camerun a Dakar
Nata in Camerun il 24 dicembre 1967, Koyo si trasferì a Zurigo all'età di 13 anni. La sua prima deviazione da un percorso di vita che percepiva forse troppo rigido avvenne attraverso il cinema e la letteratura. Poi, un viaggio decisivo in Senegal nel 1995, per intervistare il celebre regista Ousmane Sembène, trasformò radicalmente il suo orizzonte. Nel 2011, Koyo fondò il Raw Material Company, un centro d'arte a Dakar, e successivamente, nel 2019, divenne direttrice del Museo Zeitz di Arte Contemporanea Africana (Mocaa) a Città del Capo.
La visione per la Biennale: incantamento e condivisione
In un momento di grande impatto, la nomina a commissaria della Biennale arrivò nel 2024. Il suo programma prevedeva la partecipazione di 111 artisti provenienti da diverse aree geografiche, esplorando temi universali come l'incantamento, la fecondità, la condivisione e il rispetto profondo per la terra e la sacralità dell'individuo. Queste erano le "piccole cose" che Koyo riteneva grandi, quella "radicalità della gioia" che, come lei stessa l'aveva definita, la società occidentale, spesso satura e confusa, sembra aver dimenticato di ascoltare.