L'ossessione per la sicurezza del Principe Harry e il suo impatto sulla vita reale





Il Principe Harry, ora quarantunenne, si appresta a tornare in Gran Bretagna, un viaggio che, contrariamente alle aspettative iniziali, lo vedrà da solo, senza la consorte Meghan Markle e i loro due figli, Archie e Lilibet. Questa decisione è maturata dopo che le sue insistenti richieste di protezione di polizia, finanziata dai fondi pubblici, sono state ancora una volta rifiutate, un epilogo che ha lasciato perplessi molti osservatori della monarchia.
Le speranze di vedere l'intera famiglia riunita in suolo britannico erano state alimentate anche da un'offerta da parte di Re Carlo, che aveva proposto al figlio e ai suoi cari di alloggiare in una delle residenze reali a metà giugno. Tuttavia, la questione irrisolta della sicurezza ha avuto il sopravvento, portando Harry a intraprendere questo viaggio da solo. La sua permanenza, dal 7 all'11 luglio, sarà dedicata agli Invictus Games 2027, l'evento sportivo che lui stesso ha ideato, con impegni sia a Londra che a Birmingham.
La problematica della sicurezza del Duca di Sussex non è nuova. Dal loro trasferimento negli Stati Uniti nel 2020, Harry e Meghan hanno perso il diritto automatico alla protezione di polizia garantita dal governo britannico, poiché non sono più membri attivi della famiglia reale e vivono all'estero. Questa decisione, presa dal Ravec (Royal and Vip Executive Committee), l'organismo incaricato di stabilire le misure di sicurezza per i reali e altre figure protette, è stata oggetto di numerosi ricorsi da parte di Harry. Il Duca ha sostenuto che la procedura era ingiusta, di essere stato trattato diversamente rispetto ad altri in situazioni simili, e che lui e la sua famiglia erano esposti a pericoli reali, aggravati dalla necessità di comunicare in anticipo ogni spostamento. Tutte queste obiezioni sono state costantemente respinte.
Harry aveva persino proposto di coprire personalmente i costi del servizio di sicurezza, rifiutando l'idea di affidarsi a un team privato che non avrebbe avuto accesso alle stesse informazioni di intelligence del Ravec. Anche questa proposta non ha trovato accoglienza. Questa dinamica si è ripetuta identica anche in occasione del suo prossimo viaggio, confermando un'impasse che sembra irrisolvibile.
Alcuni esperti della monarchia interpretano queste continue richieste del Principe Harry come un segnale di una profonda ossessione per la sicurezza, quasi una paranoia. Questa condizione, si ipotizza, sarebbe strettamente legata al trauma mai completamente elaborato della perdita della madre, Lady Diana, in un tragico incidente automobilistico mentre era inseguita dai paparazzi. Un evento che, nel tempo, avrebbe fatto sentire Harry come l'unico vero garante della sicurezza della sua famiglia, in un tentativo inconscio di compensare ciò che percepisce come un suo fallimento nella protezione della madre, un compito che, naturalmente, non era suo all'epoca.
Il giornalista anglo-americano Rob Shuter, noto per la sua rubrica 'Naughty But Nice', ha riportato, citando fonti anonime, che Harry 'vede minacce ovunque' e che le ripetute sconfitte legali hanno rafforzato la sua convinzione di essere costantemente in pericolo. Le persone vicine al Principe desiderano che trovi pace, sottolineando come, sebbene la cautela sia comprensibile, vivere in uno stato di allerta costante sia 'emotivamente estenuante'. Si dice che Harry adotti misure di sicurezza estremamente rigorose durante i suoi spostamenti, con controlli preventivi nelle camere d'albergo e nelle residenze, frequenti modifiche dei suoi recapiti e una cerchia ristretta di collaboratori a conoscenza dei suoi piani. La sicurezza, per lui, è diventata ben più di una priorità: è una vera e propria ossessione, e il futuro dirà se e come riuscirà a superarla.