“Pirandello Pulp”: Una Rivisitazione Teatrale Irriverente Che Celebra il Genio di Pirandello

“Pirandello Pulp”, una produzione teatrale acclamata del Teatro Franco Parenti, è stata portata in scena con successo al Teatro Celebrazioni. Questa rappresentazione è una rielaborazione audace de “Il giuoco delle parti” di Luigi Pirandello, ideata da Edoardo Erba e diretta con maestria da Gioele Dix. Sul palco, la straordinaria alchimia tra Massimo Dapporto e Fabio Troiano ha catturato il pubblico, presentando un'interpretazione irriverente che, pur sdrammatizzando, non manca di riflettere sull'accessibilità delle opere pirandelliane nel contesto culturale attuale. L'intento è quello di affrontare la complessità del linguaggio pirandelliano, talvolta percepito come ostico, pur mantenendo un profondo omaggio al genio dell'autore. È uno spettacolo che si interroga sul processo creativo e sulla necessità di un teatro capace di rinnovarsi, invitando a una “semplificazione” che, tuttavia, non deve mai compromettere la profondità del significato.
Attratto dalla curiosità, ho avuto il piacere di assistere a “Pirandello Pulp” al Teatro Celebrazioni, un'esperienza che ha superato ogni aspettativa. La garanzia di una produzione del Teatro Franco Parenti e la presenza di nomi di calibro come Dapporto e Troiano hanno confermato la scelta. Lo spettacolo ha saputo regalarmi risate genuine e un senso di spensieratezza, riaccendendo l'entusiasmo per i paradossi e l'ironia pirandelliana, oltre a stimolare riflessioni sul metateatro.
Nel panorama teatrale contemporaneo, si osserva una notevole assenza delle opere di Pirandello. Dopo un periodo in cui le sue pièce erano onnipresenti, si è passati a una quasi totale scomparsa dai cartelloni, sia nel teatro pubblico che in quello privato. Questa riflessione sulla difficoltà di mettere in scena Pirandello oggi è il fulcro di questo coinvolgente spettacolo.
Le sfide economiche hanno ridotto il numero di attori e attrici disponibili per le produzioni teatrali, rendendo difficile l'allestimento di opere pirandelliane che spesso richiedono un ampio cast. Un altro elemento chiave, trattato con grande umorismo nello spettacolo, è la complessità del linguaggio di Pirandello. Il personaggio interpretato da Fabio Troiano, un elettricista, incarna lo spettatore comune, non avvezzo alle sottigliezze pirandelliane. Egli chiede al regista di semplificare la trama e modernizzare l'ambientazione de “Il giuoco delle parti”, trasformando l'ingenuo elettricista in un genio drammaturgico capace di reinventare il testo in una versione “Pulp” ambientata in un parcheggio.
Il regista e l'elettricista, quindi, sovvertono l'approccio tradizionale a “Il giuoco delle parti”, immaginando di ambientare la storia in un parcheggio, luogo associato a incontri clandestini. Qui, il dramma del marito e dell'amante della bella Siria si svolge tra duelli fittizi e scene dal sapore comico. La rappresentazione vira verso il demenziale quando il marito, in pigiama nel parcheggio, dialoga con l'amante, il “bull”, in una scena che, pur essendo semplificata nel linguaggio, evoca situazioni estreme della contemporaneità. La pièce si trasforma ulteriormente, sfociando quasi in un musical, con il marito che canta dopo il ferimento mortale dell'amante.
Tra risate innescate dall'assurdità della situazione – l'elettricista (Troiano) che soffre di vertigini e il regista (Dapporto) che tenta di allestire una scena per attori inesistenti – lo spettacolo evolve dalla commedia pirandelliana alla farsa. La riscrittura del copione da parte dell'elettricista, in nome di un rinnovamento linguistico e scenico, porta a un'escalation inaspettata. Si svelano le finzioni: il ruolo del regista è una recita, la produzione non esiste, tutto è un gioco di maschere, proprio come in “Enrico IV” di Pirandello. Anche l'elettricista si rivela non essere tale, ma una comparsa che ha osato trascendere il suo ruolo, meritando una “punizione” che ripristina il gioco delle parti e conclude lo spettacolo come previsto.
Questo spettacolo è un tributo a Pirandello, ma anche una scomposizione delle sue trame, una satira della sperimentazione teatrale che a volte stravolge i drammi classici in nome della contemporaneità. È una profonda riflessione sul fare teatro, inteso sia come rappresentazione che come metateatro, esplorando i ruoli sociali di ieri e di oggi. Questo continuo gioco tra i testi di Pirandello e la realtà teatrale e sociale attuale ci permette di riscoprire la vitalità del suo pensiero. Le risate che scaturiscono dall'assurdità della scena ci fanno riflettere su come siamo ancora, osservandoci dall'esterno come marionette mosse da fili invisibili. Riconosciamo i nostri difetti e quelli della società, comprendendo quanto sia difficile ogni giorno sostenere il nostro ruolo, essere autentici e al contempo soddisfare le aspettative altrui e le nostre. È ancora inquietante guardare lo spazio oscuro tra la maschera e il volto. Ma la cosa più sorprendente non è solo riscoprire quanto Pirandello sia ancora attuale, ma anche constatare la buona salute della commedia, quella che stimola la mente e il cuore, che non è volgare e che lascia un senso di benessere duraturo, portando un po' di luce in un mondo così spesso cupo e tormentato.