Divertimento

Pollio: "Dopo la Bomba" un'analisi degli sconvolgimenti globali e personali

Il cantautore Pollio fa il suo ritorno con il secondo lavoro discografico in studio, intitolato "Dopo la Bomba", a nove anni di distanza dal precedente "Humus". Quest'opera, pubblicata da Bellezza Records, si presenta come un progetto profondamente concettuale, un'articolata raccolta di brani che meditano sulle continue crisi, sulle inquietudini interiori e sulle mutazioni che hanno caratterizzato il panorama mondiale negli ultimi anni.

Pollio, nato nel 1984, è stato uno dei fondatori e il principale autore della band alternative rock io?drama nel 2004. Con il gruppo, ha pubblicato gli EP "Viscerale" (2005) e "Mortepolitana" (2012), oltre agli album "Nient’altro che madrigali" (2007), "Da consumarsi entro la fine" (2010) e "Non resta che perdersi" (2014). Il passaggio da un progetto bandistico a un percorso solista è avvenuto in modo naturale, come racconta l'artista stesso: "L'esperienza con la band è stata un po' come il servizio militare o l'Erasmus che non ho mai fatto. Abbiamo dato il massimo, ma a un certo punto abbiamo compreso che era giunto il momento di intraprendere strade individuali."

Il disco è stato svelato in anteprima il 30 gennaio presso l'Arci Bellezza di Milano, con l'artista accompagnato dalla sua full band. Al momento non sono ancora state definite le date del tour, ma Pollio ha annunciato che tra la primavera e l'estate è prevista una serie di concerti, inizialmente in formazione acustica o in duo, per poi eventualmente esibirsi con la band completa. I brani inclusi nell'album sono "È solo una fase", "La percentuale", "Equatore", "Mi sei mancata tanto", "Quand’ero vecchio", "Lucciole" e "Igloo".

L'album rappresenta una profonda riflessione sulle turbolenze del nostro tempo. Pollio spiega che in questi nove anni, diverse "bombe" sono esplose: alcune reali e belliche, altre meravigliose e intime, altre ancora a livello sociale. Dalla crisi globale al COVID-19, fino agli sconvolgimenti della vita quotidiana di ciascuno, queste esperienze hanno costituito la linfa vitale per la creazione dell'album, offrendo uno sguardo introspettivo e critico sull'era che stiamo vivendo.

Addio a Frederick Wiseman, Visionario Maestro del Documentario

Il panorama cinematografico è in lutto per la dipartita di Frederick Wiseman, stimato maestro del documentario, all'età di 96 anni. La sua scomparsa segna la fine di un'era per il cinema non fiction, lasciando un vuoto incolmabile. Riconosciuto globalmente come uno dei più influenti e innovativi documentaristi, Wiseman ha dedicato la sua lunga carriera all'esplorazione della vita e delle istituzioni con uno stile distintivo e inimitabile.

Con una carriera che si estende per oltre sei decenni, Frederick Wiseman ha plasmato il suo approccio distintivo, fondato sull'osservazione discreta e priva di giudizio. La sua arte consisteva nel rivelare la complessità del reale, dalle dinamiche di una biblioteca di New York all'eleganza di una prestigiosa accademia di danza parigina, dalle atmosfere di un ippodromo alle sfide di una palestra di boxe. Ogni opera era un'immersione in un universo sconosciuto, una vera indagine antropologica sulle consuetudini sociali e sui meccanismi burocratici che influenzano la quotidianità di innumerevoli individui. Attraverso il suo obiettivo, ha decifrato i rituali moderni che affondano le radici in credenze millenarie, offrendo al pubblico una prospettiva autentica e illuminante.

Nonostante la loro apparente sobrietà, le creazioni di Wiseman erano vere e proprie odissee sensoriali ed emotive. Basti pensare a 'Central Park', un'opera che, nel 1990, e ancora oggi, trasporta lo spettatore nel cuore pulsante del polmone verde di Manhattan, in un'esperienza immersiva e senza tempo. Il suo ultimo lavoro, 'Menu-Plaisirs', ci conduce attraverso un'intera stagione in un rinomato ristorante stellato, intrecciando narrazioni familiari e un'escursione gastronomica dove i sapori sembrano quasi materializzarsi oltre lo schermo. Attraverso i suoi film, Wiseman ha saputo cogliere e rappresentare l'essenza stessa dell'arte cinematografica, invitando il pubblico a un viaggio di scoperta e riflessione che trascende la semplice visione per diventare un'esperienza profonda.

Frederick Wiseman ha sempre utilizzato il cinema come uno strumento potente per la critica sociale e politica, analizzando i sistemi di welfare e giudiziari, le procedure amministrative di piccole comunità e grandi metropoli. Con la sua apparente neutralità, ha fornito al pubblico gli strumenti necessari per interpretare e mettere in discussione le decisioni della cosa pubblica e il suo impatto sui cittadini. La sua cinematografia, unica per la gestione del tempo narrativo, ha dato vita a opere di ampio respiro che si susseguono con la naturalezza della vita stessa, catturando l'attenzione dello spettatore senza imposizioni. I suoi film non si limitano a essere guardati, ma osservati, analizzati e compresi, offrendo spunti di riflessione e nuove prospettive. Frederick Wiseman ci mancherà, ma il suo lascito artistico continuerà a stimolare e arricchire il dibattito culturale, rimanendo un punto di riferimento fondamentale per il cinema documentaristico mondiale.

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Il CSC rivela le ambizioni future e la celebrazione del patrimonio cinematografico italiano

Il Centro Sperimentale di Cinematografia (CSC) ha delineato le sue prossime iniziative per il 2026, rivelando un impegno significativo sia nella preservazione del patrimonio cinematografico che nella promozione dei nuovi talenti. Tra le proposte spiccano la seconda edizione del Festival “Custodi di sogni – I tesori della Cineteca Nazionale”, che offrirà al pubblico la visione di opere restaurate, e l'introduzione del CSC – ISFF (International Student Film Festival), un evento dedicato ai giovani cineasti emergenti. Questi progetti riflettono la visione del CSC di un'istituzione proiettata nel futuro, ma profondamente radicata nella sua storia e cultura cinematografica.

Il Festival “Custodi di sogni – I tesori della Cineteca Nazionale”, ideato da Steve Della Casa, conservatore della Cineteca Nazionale, si prefigge di portare alla luce materiali cinematografici di grande valore. L'iniziativa permetterà al pubblico di ammirare capolavori restaurati, inclusi i frammenti perduti di opere storiche come Sperduti nel buio di N. Martoglio, un classico del cinema muto, e i primi lavori di un'icona come Claudia Cardinale. Contribuzioni significative provengono anche da collaborazioni internazionali, come il restauro di Saffo di A. Molinari grazie alla Cinémathèque française. Il programma prevede anche la proiezione di film come Esterina di C. Lizzani, Roma ore 11 di G. De Santis e Il delitto Matteotti di F. Vancini, arricchiti da incontri con personalità del calibro di Caterina Caselli e Alberto Barbera. Un momento clou sarà il riconoscimento a Beppe Lanci, maestro della fotografia, che riceverà il Premio all’Eccellenza. L'evento si terrà a Roma dal 9 al 15 marzo 2026, in diverse sedi prestigiose, e sarà ad ingresso gratuito.

Parallelamente, il CSC introduce una novità significativa con il lancio del CSC – ISFF (International Student Film Festival), un festival dedicato agli studenti di cinema, con la direzione artistica di Marco Bellocchio. Questo evento, in programma a novembre 2026, si propone come piattaforma internazionale per le nuove generazioni di cineasti, offrendo masterclass, incontri, laboratori e pitching lab. L'obiettivo è creare un punto di incontro e dialogo tra giovani talenti, facilitando il loro ingresso nel mondo professionale e promuovendo il cinema come strumento di inclusione e innovazione culturale. La senatrice Lucia Borgonzoni ha sottolineato come il festival miri a posizionare Roma come centro di eccellenza per la formazione cinematografica, rafforzando la competitività italiana nel panorama audiovisivo globale. Gabriella Buontempo, presidente del CSC, ha evidenziato come entrambi i festival siano espressione della nuova visione del Centro Sperimentale, orientata all'apertura e alla valorizzazione della memoria cinematografica, pur guardando al futuro.

Il CSC, attraverso queste iniziative, non solo riafferma il suo ruolo cruciale nella conservazione e valorizzazione del patrimonio filmico nazionale, ma si proietta anche verso una dimensione internazionale, stimolando il dialogo e la collaborazione tra le future generazioni di cineasti. Attraverso mostre tematiche, convegni e pubblicazioni, l'istituzione si impegna a sensibilizzare il pubblico sull'importanza del lavoro di salvaguardia cinematografica, consolidando la sua posizione come ponte tra la ricca storia del cinema italiano e le sue prospettive future.

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