Divertimento

“Un Corpo Ingegnerizzato dall'Acqua”: L'Arte di Claudia Amatruda alla Fondazione Carlo Gajani

La mostra "A body engineered by water" di Claudia Amatruda, in scena alla Fondazione Carlo Gajani di Bologna durante Art City 2026, offre un'esperienza sensoriale e intellettuale unica. Curata da Sara Papini e Fuorisedia, l'esposizione invita il pubblico a esplorare nuove prospettive sulla corporeità e sull'interazione tra uomo, tecnologia e ambiente acquatico, attraverso installazioni innovative e coinvolgenti.

Esplorazioni Acquatiche: Il Corpo Ridisegnato dall'Arte

L'Inaugurazione e gli Eventi Collaterali: Un Calendario Ricco di Appuntamenti per la Mostra di Claudia Amatruda

In occasione della prestigiosa rassegna Art City 2026, la Fondazione Carlo Gajani aprirà le sue porte per accogliere l'innovativa esposizione "A body engineered by water", frutto della creatività dell'artista visiva Claudia Amatruda. L'evento, curato da Sara Papini e Fuorisedia, prevede un vernissage esclusivo per la stampa il 3 febbraio 2026 alle ore 17.00, seguito dall'apertura al pubblico dalle 18.00 alle 20.30. La mostra proseguirà con ulteriori aperture dal 5 al 6 e l'8 febbraio, dalle 16.00 alle 20.00, culminando il 7 febbraio con un'apertura straordinaria per ART CITY NIGHT, dalle 16.00 a mezzanotte, offrendo ampie opportunità per immergersi nelle opere.

Un Viaggio Artistico tra Fotografia, Scultura Cinetica e Video Installazioni

Le creazioni di Claudia Amatruda trasformano gli spazi della Fondazione in un laboratorio di riflessione sulla fisicità e sulla sua interpretazione critica e politica. L'escursione artistica inizia con una serie fotografica che dialoga con un vasto archivio di sculture e illustrazioni, permettendo all'artista di indagare l'evoluzione delle forme di vita. Proseguendo, i visitatori incontrano "Autoritratto Cyborg n.1", un'installazione cinetica finanziata dalla Fondazione C.M. Lerici e presentata per la prima volta in Italia. Quest'opera, composta da una vasca d'acqua su una struttura metallica, oscilla incessantemente grazie a un motore, evocando il movimento fluido e controllato. Nella penombra della camera da letto, si svela "Pinna Nuova", una scultura in resina trasparente modellata sul dorso dell'artista, che assume le sembianze di una figura mitologica, rendendosi visibile solo quando la luce la trapassa. Il percorso si conclude con due video installazioni, realizzate durante una residenza presso l'Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma, che ritraggono il corpo dell'artista in un processo di costante metamorfosi.

La Corporeità Ibrida e la Rottura della Normalità: Il Messaggio Profondo di Amatruda

Il fulcro dell'esposizione risiede nell'invito a una rilettura sensoriale e nella profonda indagine sull'ibridazione. Attraverso un'atmosfera ovattata che stimola una percezione più attenta, il pubblico è spinto a vivere un'esperienza fisica e contemplativa degli spazi alterati. La ricerca di Amatruda si concentra sull'integrazione di strumenti di supporto, necessari a causa di una malattia degenerativa che la colpisce. Questi elementi non sono visti come limitazioni, ma come prolungamenti artificiali che, traendo ispirazione dalle capacità rigenerative del mondo acquatico, propongono una visione futuristica e composita della corporeità. L'artista sfida così le convenzioni imposte ai corpi, creando una tensione disorientante che libera dalla normatività e invita a riflettere su nuove definizioni di sé e dell'esistenza.

Il Suono di una Caduta: Mascha Schilinski e l'Ascesa agli EFA 2026

Il film "Il suono di una caduta" si profila come uno dei titoli più rilevanti dell'anno cinematografico, con la sua regista, Mascha Schilinski, pronta a brillare agli European Film Awards 2026. Dopo aver conquistato il Premio della Giuria al Festival di Cannes 2025, la pellicola ha ottenuto tre importanti candidature agli EFA, tra cui Miglior Film Europeo, Miglior Sceneggiatura e Miglior Regia. Questo successo precede l'attesa uscita nelle sale italiane il 26 febbraio, distribuito da I Wonder Pictures, e alimenta le aspettative per le future nomination agli Oscar, confermando la forza narrativa e la visione artistica che contraddistinguono l'opera.

La 38ª edizione degli European Film Awards si preannuncia ricca di emozioni, con "Il suono di una caduta" che si confronterà con altri candidati di spicco come "Sirat", "Un semplice incidente" e "Sentimental Value". In questa cornice di eccellenza cinematografica, Mascha Schilinski si presenta come una delle figure più attese. L'evento vedrà anche il riconoscimento di Alice Rohrwacher, che riceverà l'EFA European Achievement in World Cinema, un premio già assegnato a Isabella Rossellini nell'edizione precedente, a testimonianza del prestigio e della risonanza internazionale di questi riconoscimenti.

Interrogata sui temi della genitorialità e della crescita, e su come la realizzazione del film abbia influenzato la sua percezione di tali argomenti, soprattutto in relazione alla sua esperienza di neo-madre, Schilinski ha sottolineato l'importanza della collaborazione con la coautrice Louise Peter. Il loro processo creativo, basato su una profonda fiducia e condivisione di esperienze personali, ha permesso di esplorare un senso di inquietudine diffuso e inspiegabile. La regista ha evidenziato la grande responsabilità nel lavorare con i bambini attori, riconoscendo la loro intelligenza e la forte percezione di ciò che è giusto. Sorprendentemente, l'esperienza della maternità non ha modificato le sue aspettative, confermando le sue intuizioni iniziali.

Riguardo la scelta del titolo, Schilinski ha spiegato che il titolo provvisorio, "Il dottore dice che andrà tutto bene, ma io mi sento triste", sebbene amato, fu considerato troppo lungo. Dopo un brainstorming, si è optato per "Il suono di una caduta", un titolo che evoca l'assenza di rumore fisico quando qualcosa cade, ma la risonanza interiore quando si rompe. Questo concetto si lega sia alle cadute fisiche delle ragazze nel film, sia al passaggio da un'epoca all'altra, riflettendo sul funzionamento della memoria e sulla fusione tra essa e l'immaginazione. Il titolo tedesco, "In die Sonne schauen" (Guardando il Sole), esprime un'immagine primordiale e dolorosa di confrontarsi con la morte, un'esperienza che le ragazze del film vivono intensamente.

Mascha Schilinski ritiene che il suo film riesca a catturare un'atmosfera particolare, quella di un "prima" o di un "dopo", evitando la diretta rappresentazione del conflitto, ma concentrandosi sui momenti intermedi. Questo stato di attesa e cambiamento, che si può sentire nel film, risuona in modo significativo con il pubblico europeo e globale di oggi, che vive un periodo di incertezza e trasformazione. La convivenza di bellezza e durezza nel film riflette la complessità della vita stessa, dove questi elementi non si manifestano separatamente ma si intrecciano, offrendo allo spettatore un'immersione profonda nella psiche dei personaggi e un'ampia gamma di emozioni, attraverso un approccio che evita le spiegazioni dirette e punta a stimolare la percezione di un mondo intero attraverso frammenti.

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Il Finale Alternativo di "Marty Supreme": Vampiri e Sogni Infranti

Il regista Josh Safdie ha finalmente confermato una voce che aveva circolato, riguardante un finale molto differente per il suo film 'Marty Supreme'. Quella che inizialmente sembrava una battuta del co-protagonista Kevin O'Leary, ovvero che il suo personaggio, Milton Rockwell, si sarebbe rivelato un vampiro, è stata adesso convalidata da Safdie stesso, gettando nuova luce sulle intenzioni creative dietro la pellicola. Questa rivelazione ha sorpreso molti, poiché l'idea di un elemento soprannaturale in un film incentrato sul tennis da tavolo era tutt'altro che scontata.

Questo finale scartato non era una semplice aggiunta, ma un epilogo dettagliato ambientato trent'anni dopo gli eventi principali, con un Timothée Chalamet invecchiato che assiste a un concerto dei Tears for Fears con la nipote, prima di essere morso da un vampiro O'Leary. Tale conclusione avrebbe conferito al film una dimensione inaspettata, unendo il dramma sportivo con il genere horror e un velo di nostalgia per gli anni '80, trasformando la percezione di quello che molti avevano interpretato come una metafora in una sorprendente realtà.

La Svolta Inattesa: Un Finale Vampiresco per Marty Supreme

Josh Safdie ha rivelato i dettagli di un finale radicalmente diverso per 'Marty Supreme', che avrebbe introdotto un elemento vampiresco, inizialmente suggerito da Kevin O'Leary. Questa concezione alternativa prevedeva che il personaggio di O'Leary, Milton Rockwell, si svelasse come un essere della notte, confermando una speculazione precedentemente ritenuta uno scherzo. Il regista ha spiegato che la scena finale, ambientata tre decenni dopo la trama principale, avrebbe mostrato un Timothée Chalamet, invecchiato a cinquant'anni, morso dal vampiro O'Leary durante un concerto dei Tears for Fears. Questa idea audace era stata concepita come un omaggio ironico al cinema degli anni '80, con l'intento di sorprendere il pubblico e dare un tocco di imprevedibilità alla narrazione.

L'idea del finale vampiresco era più di una semplice trovata: era profondamente legata a una battuta presente nel film, in cui Rockwell si confida con Marty, affermando di essere un vampiro e di aver assistito alla caduta di innumerevoli individui come lui. Sebbene questa affermazione fosse stata interpretata come una metafora del suo cinismo e della sua longevità nel mondo degli affari, Safdie intendeva darle un significato letterale. La A24, casa di produzione, non aveva accolto l'idea con entusiasmo, ma il regista era convinto che avrebbe aggiunto un livello di profondità e un inaspettato fascino al racconto. Il finale avrebbe mostrato Marty trasformare un modesto negozio di scarpe in un impero, diventando un uomo facoltoso, ma con un senso di insoddisfazione per non aver realizzato il suo vero potenziale, prima dell'incontro fatale con il vampiro, a simboleggiare forse l'eterno ciclo di successo e fallimento.

L'Eredità e il Destino di Marty: Tra Ricchezza e Morso di Vampiro

Il finale alternativo di 'Marty Supreme' concepito da Josh Safdie, benché scartato, offre uno sguardo affascinante sulla visione originale del regista per il destino del protagonista. Dopo gli eventi narrati nel film, Marty avrebbe intrapreso un percorso di successo imprenditoriale, trasformando un piccolo negozio di scarpe in una catena di successo, arricchendosi notevolmente e costruendo una vita familiare appagante lontano da New York. Tuttavia, il culmine di questa prosperità avrebbe avuto un'ombra inaspettata. Trent'anni dopo, il personaggio interpretato da Timothée Chalamet, ormai maturo, si sarebbe ritrovato a un concerto dei Tears for Fears con sua nipote, riflettendo sul suo passato e sul significato del suo successo, ma percependo un vuoto per non aver seguito la sua vera vocazione.

In questo contesto di riflessione, il passato soprannaturale avrebbe fatto prepotentemente ritorno. Kevin O'Leary, nel ruolo del vampiro Milton Rockwell, sarebbe apparso alle spalle di Marty, donandogli il morso fatale. Questo epilogo non solo avrebbe aggiunto un elemento di genere inaspettato, ma avrebbe anche trasformato la comprensione della battuta di Rockwell nel film, da metafora a presagio. L'intenzione di Safdie era quella di creare un finale che fosse allo stesso tempo ironico e nostalgico, un omaggio al cinema degli anni '80 e alla sua capacità di mescolare generi. La decisione di non procedere con questo finale, seppur compresa, lascia l'immaginazione del pubblico libera di fantasticare su un 'Marty Supreme' che avrebbe potuto essere molto diverso, unendo il realismo del dramma sportivo con l'inquietante fascino del soprannaturale.

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