Divertimento

ITC Teatro San Lazzaro: una stagione 2026/27 tra riflessione sociale e incanto

La stagione 2026/27 dell'ITC Teatro di San Lazzaro, ideata dal Teatro dell'Argine, si propone come un punto di osservazione critico sulle problematiche attuali, trasformando il palco in un luogo di stimolo intellettuale piuttosto che di semplice evasione. Temi come la disinformazione, la mascolinità tossica e le ingiustizie sociali saranno affrontati con sensibilità, insieme alla riflessione sulle relazioni intergenerazionali e sulla costruzione del futuro. Il direttore artistico sottolinea come il teatro diventi uno specchio, un amplificatore e un mezzo per esorcizzare le complessità del nostro tempo, offrendo una prospettiva emotiva e corporea che si distacca dalla retorica mediatica. La programmazione si articola in tre sezioni: Contemporaneo, Junior e la rassegna Emergenze, promettendo un'esperienza ricca di spunti per tutti gli spettatori.

L'offerta culturale dell'ITC Teatro si arricchisce con produzioni originali del Teatro dell'Argine, che approfondiscono dinamiche sociali complesse. Un esempio è "Habil delle città", un'opera che indaga la violenza tra adolescenti, interrogando la comunità sulla responsabilità collettiva di fronte a simili tragedie. Questo progetto innovativo combina tecnologia immersiva e un formato teatrale antico, ponendo gli spettatori al centro di un'esperienza che li spinge a riflettere sul proprio ruolo nella società. Altre produzioni, come "Ragazza Blu" e "Un bambino bambino", portano in scena narrazioni personali e controversi casi di cronaca, evidenziando il coraggio e la vulnerabilità umana. La stagione Junior, pensata per le nuove generazioni, accoglie un pubblico eterogeneo che include nonni, genitori e bambini, creando un'esperienza condivisa dove diverse età possono emozionarsi e confrontarsi su storie rilette in chiave moderna, come le fiabe classiche reinterpretate per affrontare le paure e le sfide contemporanee.

Il Teatro come Specchio della Società Contemporanea

La programmazione 2026/27 dell'ITC Teatro di San Lazzaro, sotto la direzione artistica del Teatro dell'Argine, si configura come un'indagine approfondita sulle sfide del presente. L'approccio non si limita a offrire intrattenimento, ma invita attivamente il pubblico a una riflessione critica su temi complessi e spesso scomodi. Tra gli argomenti centrali spiccano l'infodemia, ovvero il sovraccarico di informazioni che caratterizza l'era digitale, e la mascolinità tossica, un concetto sempre più dibattuto nella società attuale. La stagione non tralascia il delicato rapporto tra le generazioni e la difficoltà di costruire un futuro in un contesto incerto. Le produzioni del Teatro dell'Argine utilizzano il linguaggio teatrale per sondare queste tematiche, offrendo al pubblico una prospettiva diversa e meno urlata rispetto ai media tradizionali, stimolando una connessione emotiva e un'immedesimazione che rende le questioni più vicine e tangibili. Il teatro diventa così un laboratorio di idee e un forum per il dialogo civico.

Nel cartellone "Contemporaneo", la scena ospita opere di maestri e compagnie affermate, oltre a nuove creazioni che esplorano nuove drammaturgie e contaminazioni artistiche. Spettacoli come "Overload" di Sotterraneo, che coinvolge il pubblico in un'esperienza interattiva sulla disinformazione, o "Tipico maschio italiano" di Lorenzo Maragoni, che affronta la mascolinità tossica, dimostrano l'impegno a rappresentare le urgenze del nostro tempo. Accanto a questi, trovano spazio opere che esplorano la libertà di espressione, le diverse sfumature della clownerie e della commedia, e spettacoli di teatro di figura. Un aspetto distintivo della stagione è l'intenzione di estendere la riflessione oltre la rappresentazione, attraverso incontri con le compagnie e momenti di confronto. Questa scelta ribadisce la visione dell'ITC come un centro culturale dinamico, non solo di spettacolo, ma anche di interazione e dialogo con la comunità locale, enfatizzando il suo ruolo come agente di cambiamento e consapevolezza sociale.

Storie e Meraviglia: Il Teatro per Tutte le Età

La Stagione Junior rappresenta l'anima più inclusiva dell'ITC Teatro, concepita per un pubblico di tutte le età e non più come uno spazio separato dalla programmazione principale. È un luogo dove diverse generazioni — bambini, genitori, nonni e persino bisnonni — possono riunirsi per condividere un'esperienza artistica. Nonostante le reazioni e le emozioni possano variare a seconda dell'età, l'elemento fondamentale è la condivisione di una storia, che crea un legame unico tra gli spettatori. Anche in questa sezione, la diversità dei linguaggi è cruciale: la clownerie, il teatro di figura, la danza, le immagini e la musica si alternano per raccontare fiabe classiche e nuove narrazioni. L'approccio è innovativo, poiché anche le fiabe tradizionali vengono rimesse in discussione per adattarsi alle paure e alle sfide del mondo contemporaneo. Si invitano gli spettatori a interrogarsi su chi possa essere il "lupo" dei nostri giorni o se una principessa debba ancora attendere un salvatore, stimolando così un pensiero critico e creativo fin dalla tenera età.

Un esempio significativo di questa rilettura delle fiabe è "Il Carretto delle Storie" del Teatro dell'Argine, una tetralogia che ha già riscosso successo sia in Italia che all'estero, dimostrando la capacità del teatro di attualizzare i grandi racconti per un pubblico moderno. La stagione Junior include anche uno spettacolo internazionale rivolto ai bambini più piccoli, a partire dai due anni, che esplora la nascita di un'opera d'arte ispirata a Mondrian attraverso jazz, danza e clownerie, offrendo un'esperienza multisensoriale. Per il periodo natalizio, l'ITC proporrà una reinterpretazione del "Canto di Natale" di Charles Dickens, fedele all'originale ma presentata con il linguaggio del teatro-circo e l'energia di due clown, promettendo magia e divertimento. Un'iniziativa degna di nota è il Premio "Dammi la mano!", che coinvolge nonni e bambini in un confronto sugli spettacoli, invitandoli a scegliere insieme la loro performance preferita. Questa iniziativa non solo valorizza il coinvolgimento del pubblico, ma promuove anche il dialogo intergenerazionale e il senso critico, elementi fondamentali per la crescita culturale.

GLAMORAMA: Un Viaggio Sonoro tra Indie Rock, Wave e Post Punk

Questa trasmissione rappresenta un punto di riferimento per gli ascoltatori che cercano sonorità fuori dagli schemi convenzionali. Attraverso una selezione accurata, offre un panorama diversificato della musica alternativa, esplorando le radici e le evoluzioni di generi che hanno plasmato intere generazioni. La combinazione di brani consolidati e proposte emergenti crea un flusso sonoro coinvolgente, capace di stimolare sia la nostalgia che la scoperta di nuove perle musicali. È un invito a esplorare l'universo dell'Indie Rock, della Wave e del Post Punk, scoprendo le sfumature e le connessioni tra artisti e stili.

Dettagli della Trasmissione Glamorama del 24 Settembre 2026

Ogni giovedì sera, dalle 21:00 alle 23:00, gli appassionati di musica trovano la loro dimensione sonora su Radio Città Fujiko con la trasmissione Glamorama. L'edizione speciale del 24 settembre 2026 ha offerto un percorso musicale affascinante, curato da un team di esperti: Fabio Merighi, Giancarlo Fantazzini, Stefano Benuzzi e Antonio Cervone. La playlist ha spaziato tra diverse band e artisti, presentando brani che hanno definito i generi Indie Rock, Wave e Post Punk. Tra le proposte spiccano DANA MARGOLIN con 'Big Beautiful Sound', SLOW PULP con 'Spill', LIBERTY BELLE con 'Why Do I Need This Light?', e REAL NUMBERS con 'Never Never Again'. Non sono mancati i suoni energici di THE CINDYS con 'Glass Shattered' e SLOW FICTION con 'Junior Year'. L'atmosfera è diventata più internazionale con GRITO EXCLAMACION e 'La Ultima Inocencia', per poi tornare a sonorità più cupe con COSEY MUELLER e 'Embodiment Of Denial'. ANNABELLE CHAIRLEGS ha incantato con 'Concrete Trees', mentre THE GUEST LIST ha offerto 'Something Real'. TY SEGALL e SHARP PINS hanno contribuito con 'Running To Nowhere' e 'Saturday Sun'. La playlist ha incluso anche ARAB STRAP con 'You You You', LAUGHING CHIMES con 'Zephyr', THE TUBS con 'Stoop To Me' e PAPER JAM con 'Lovely Girl'. Infine, BECK con 'Run Away', ZIPPER con 'Hiko', THE DURUTTI COLUMN con 'Agonistes' e SENNEN con 'Dig' hanno completato un viaggio sonoro indimenticabile. Per chi avesse perso la diretta, l'intera puntata è disponibile per l'ascolto su Mixcloud e Soundcloud.

La trasmissione Glamorama ci rammenta l'importanza della radio come piattaforma di scoperta e approfondimento musicale. In un'epoca dominata dagli algoritmi, la curatela umana offerta da programmi come questo diventa un faro per gli ascoltatori che desiderano esplorare generi e artisti con una guida esperta. È un inno alla diversità musicale e alla passione che può ancora unire le persone attraverso le onde radio. Programmi come Glamorama non solo intrattengono, ma educano e ispirano, mantenendo viva la cultura musicale alternativa.

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Nicola Samorì Ritorna a Ravenna con la Mostra 'Supremalia' al MAR

L'artista Nicola Samorì ritorna a Ravenna, la città che ha profondamente influenzato la sua formazione artistica fin dalla giovane età, con una nuova e significativa mostra personale intitolata "Supremalia". Questa esposizione, allestita presso il MAR – Museo d'Arte della città di Ravenna, offre un'opportunità unica per esplorare il dialogo tra le creazioni contemporanee di Samorì e il ricco patrimonio artistico della città, in particolare la Gipsoteca dell'Accademia di Belle Arti. La mostra, curata da Denis Isaia, evidenzia come l'artista reinterpreti e trasformi la tradizione figurativa europea, stabilendo connessioni profonde tra bellezza e perdita, corpo e materia, memoria e metamorfosi.

Per Samorì, nato a Forlì nel 1977 e cresciuto artisticamente a Bologna, Ravenna rappresenta un luogo di ispirazione primordiale, dove i mosaici bizantini, i marmi delle basiliche e i gessi dell'Accademia di Belle Arti hanno plasmato il suo immaginario. "Supremalia" non è un semplice ritorno geografico, ma un progetto concepito specificamente per il MAR, che intende creare un confronto stimolante tra le sue opere, i calchi in gesso di Antonio Canova e le peculiarità della cultura visiva ravennate. Questo incontro ravvicinato con la materia, la luce e la secolare storia delle trasformazioni artistiche della città, permette a Samorì di esplorare nuove possibilità espressive.

La ricerca artistica di Samorì si distingue per l'approccio alla tradizione figurativa europea, con una particolare predilezione per la pittura barocca e caravaggesca, che egli sottopone a processi di trasformazione radicali. Attraverso abrasioni, scorticature e deformazioni, le sue opere non mirano a distruggere l'immagine originale, ma piuttosto a rivelare nuove prospettive e significati nascosti. L'utilizzo di diversi materiali, come tela, tavola, rame, marmo e onice, contribuisce a creare una tensione costante tra la bellezza e la sua alterazione, il corpo e la sua materialità, la memoria e la sua inevitabile evoluzione. Questo percorso ha portato Samorì a confrontarsi con maestri del passato, come dimostrano i suoi lavori sulla "Scuola di Atene" di Raffaello o sulla "Parabola dei ciechi" di Bruegel. Tuttavia, il rapporto con il passato a Ravenna assume una dimensione più personale, ricordando le sue prime mostre personali in città tra il 1998 e il 2002.

A quasi trent'anni di distanza, Samorì torna a Ravenna con opere in parte inedite, frutto di una ricerca artistica ormai consolidata a livello internazionale. Ravenna, in questo contesto, non è solo un riferimento citazionista, ma emerge come un elemento vivo nella monumentalità dei suoi marmi, nella potenza dei suoi mosaici e, soprattutto, in un modo di concepire l'immagine attraverso sovrapposizioni e ricomposizioni. Proprio come i frammenti musivi si uniscono per formare una figura, Samorì interviene sulla materia, trasformandola e ricomponendola, permettendo all'immagine di conservare le tracce del suo passato, ma proiettandola in una nuova dimensione.

Uno degli aspetti più affascinanti della mostra è il dialogo che si instaura con la Gipsoteca dell'Accademia di Belle Arti di Ravenna, in particolare con due opere di Canova: il calco di un cavallo morente e l'Endimione dormiente. Il cavallo morente, con la sua presenza carnale e materica, è un'opera che ha a lungo attratto Samorì, nonostante si discosti dall'eleganza tipica di Canova. In mostra, questa scultura è posta in relazione con i modellini utilizzati dall'artista per studiare le pose e i dinamismi delle figure, creando un ponte tra epoche diverse attraverso il mestiere, il corpo e la materia. Canova, infatti, funge da filo conduttore per l'intera esposizione, con una testa lacunosa di Samorì accostata a una scultura canoviana danneggiata dai bombardamenti proveniente dal Museo Gypsotheca Antonio Canova di Possagno. Il "Cavallo morente" è il fulcro dell'esposizione, mentre l'"Endimione dormiente" collega l'ultima sala al loggiato della Gipsoteca. Questo confronto tra ferita e permanenza, canone e lacerazione, memoria e metamorfosi, invita a una costante interrogazione e trasformazione del passato.

Il progetto espositivo è stato sviluppato congiuntamente da Samorì, dal curatore Denis Isaia e dall'architetto Emiliano Leoni, con il supporto dello staff del MAR. Gli spazi del primo piano sono stati attentamente progettati per creare un percorso espositivo coerente e suggestivo. L'inaugurazione di "Supremalia" coincide inoltre con il rinnovamento della Gipsoteca, realizzato grazie al contributo della Regione Emilia-Romagna. La mostra offre così un'occasione preziosa per riportare l'attenzione su una delle collezioni più significative del museo, interpretandola attraverso la visione contemporanea di Samorì.

Il titolo stesso della mostra, "Supremalia", racchiude il senso di questa complessa operazione artistica. È un neologismo che unisce "super", indicando ciò che si eleva e tende all'apice, a "malia", il fascino e la seduzione capaci di catturare lo sguardo. Questa seduzione, portata alla massima intensità nel lavoro di Samorì, non si limita però all'integrità della bellezza, ma abbraccia anche la sua erosione e le sue ferite. L'artista dimostra come un'immagine, anche trasformata e alterata, possa continuare a esercitare un potere evocativo profondo, mantenendo intatta la sua capacità di attrarre e coinvolgere l'osservatore.

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