Recensione di "...che Dio perdona a tutti": tra ironia e spiritualit¢

Il film "...che Dio perdona a tutti", tratto dall'omonimo romanzo di successo di Pif, si presenta come una commedia romantica che unisce ironia e riflessione spirituale. La pellicola, diretta e co-sceneggiata dallo stesso Pif, offre uno sguardo divertente e audace sui temi dell'amore e della fede, attraverso una storia che bilancia abilmente passione per la pasticceria siciliana e interrogativi religiosi. I protagonisti, interpretati da Pif e Giusy Buscemi, intraprendono un'avventura sentimentale e spirituale che esplora i rischi di un'interpretazione troppo letterale dei principi evangelici, mettendo in discussione le convenzioni e spingendo lo spettatore a riflettere.
La trama si concentra su Arturo, un agente immobiliare con un talento discreto nel suo lavoro ma meno abile nelle relazioni interpersonali. La sua vera passione sono i dolci, in particolare la pasticceria siciliana, a cui dedica tutte le sue energie. La sua vita prende una piega inaspettata quando incontra Flora, una pasticcera che sembra essere la sua anima gemella. Tra i due scoppia una passione intensa e tenera, ma c'è un ostacolo significativo: Flora è profondamente cattolica. Per paura di compromettere la loro relazione, Arturo decide di fingere di essere credente, nonostante il suo agnosticismo. Tuttavia, quando Flora scopre l'inganno, Arturo si trova costretto a rimettere in discussione le sue convinzioni più profonde per riconquistarla. Questo tentativo di vivere il Vangelo alla lettera si rivela essere una scelta rischiosa, portando a conseguenze inaspettate e drammatiche nella sua vita.
La sceneggiatura, frutto della collaborazione tra Diliberto e Michele Astori, si distingue per la sua misura e per la capacità di unire elementi comici, sentimentali e riflessivi in un equilibrio precario ma efficace. La narrazione affronta il tema dell'integralismo religioso con una delicatezza sorprendente, riuscendo a non scontentare né il pubblico credente né quello laico. L'approccio di Diliberto e Astori si rivela rispettoso di una prospettiva teologica legittima, esplorando la domanda fondamentale: cosa succederebbe se una persona decidesse di vivere radicalmente gli insegnamenti del Vangelo? La risposta, ispirata anche dalle parole di Papa Francesco citate nel film, evidenzia come una fede estremizzata possa portare alla perdita del lavoro, della famiglia e di ogni possibilità di confronto, persino con la persona amata.
La soluzione a questo dilemma viene trovata, in modo ironico e schietto, attraverso il richiamo al pensiero di Sant'Agostino, sintetizzato nel celebre "ama e fa ciò che vuoi". Questa massima, lungi dall'essere un'incitazione al libertinaggio, rappresenta una rotta precisa per un amore autentico che precede e dà senso alla morale. L'immagine del Papa, interpretata in modo convincente da Carlos Hipólito, guida Arturo verso questa comprensione, sottolineando che la morale senza amore è un esercizio sterile. Il film mantiene una freschezza luminosa, divertente e "gustosa", come la pasticceria siciliana celebrata da Pif con quasi devozione. Le interpretazioni di Pif, Giusy Buscemi e Francesco Scianna contribuiscono a rendere la commedia attuale e socialmente rilevante, nonostante qualche breve momento di pesantezza necessario per delineare la drammaticità dell'integralismo.
Il film di Pif si distingue per la sua capacità di affrontare questioni profonde con un tono leggero e coinvolgente. Attraverso la storia di Arturo e Flora, lo spettatore viene invitato a riflettere sul significato autentico della fede, dell'amore e dell'equilibrio tra principi spirituali e la realtà quotidiana. La pellicola riesce a essere sia una commedia divertente che un'occasione per una riflessione più profonda sull'essere umano e le sue scelte, lasciando un messaggio di comprensione e accettazione.