Divertimento

Il Jazz Incontra l'Innovazione: Matteo Bortone, Federico Calcagno e Roberto Ottaviano in "A Salt Peanuts"

La prossima edizione del programma jazz "A Salt Peanuts", in onda sabato 21 febbraio, promette un'esperienza musicale di alto livello grazie alla partecipazione di tre figure di spicco del panorama jazzistico italiano: Matteo Bortone, Federico Calcagno e Roberto Ottaviano. Curato con passione da Sandro Baroni e Alfredo Pasquali, l'episodio offrirà un'approfondita esplorazione dei recenti lavori discografici di questi artisti, permettendo agli ascoltatori di addentrarsi nelle loro visioni sonore uniche e innovative.

Questo speciale appuntamento rappresenta un'occasione imperdibile per gli amanti del genere, che potranno apprezzare la versatilità e la profondità artistica dei musicisti invitati. Attraverso le loro composizioni, gli artisti proporranno un viaggio attraverso diverse atmosfere e linguaggi musicali, spaziando tra elementi tradizionali e approcci più contemporanei, in un dialogo costante tra tecnica e improvvisazione che caratterizza il jazz di qualità. La trasmissione si preannuncia come un momento di arricchimento culturale e musicale, capace di soddisfare tanto gli appassionati di lunga data quanto chi si avvicina per la prima volta a queste sonorità.

Le Nuove Voci del Jazz: Bortone e Calcagno Esplorano Orizzonti Sonori

L'episodio di "A Salt Peanuts" del 21 febbraio mette in luce le innovative proposte musicali di Matteo Bortone e Federico Calcagno, due artisti che stanno definendo nuove direzioni nel jazz contemporaneo. Bortone, con il suo progetto "No Land's: A Tree in the Mist", presenta brani come "Mnemosyne", "Sud Sud Est" e "Tosh", caratterizzati da una fusione di sonorità che spaziano dal sax tenore alla chitarra, passando per rhodes e sintetizzatori, sostenuti da una solida sezione ritmica. La sua musica invita a una riflessione introspettiva, evocando paesaggi sonori ricchi di sfumature e profondità. Calcagno, con "The Dolphians Line Up" e il disco "Face the Music", offre un repertorio vivace e dinamico, con pezzi quali "The Great Opening" e "Wake Up Humanity!". Le sue composizioni vedono l'impiego di diversi tipi di clarinetto e sassofoni, arricchite da vibrafono, contrabbasso e una batteria percussiva, con la partecipazione di ospiti speciali che aggiungono ulteriori livelli di complessità e colore, dal violino alla voce rap, testimoniando un approccio audace e senza confini alla sperimentazione jazzistica.

Matteo Bortone, con la sua ultima fatica, propone un viaggio sonoro che trascende i generi, fondendo elementi jazzistici con influenze moderne, creando un'esperienza d'ascolto che è al tempo stesso cerebrale ed emotiva. La sua band, composta da Julien Pontvianne al sax tenore, Benjamin Garson alla chitarra, Yannick Lestra a rhodes e synth, e Ariel Tessier alla batteria, forma un ensemble coeso e creativo, dove ogni strumento contribuisce a tessere una trama musicale complessa e avvolgente. Le composizioni di Bortone si distinguono per la loro capacità di costruire atmosfere suggestive, invitando l'ascoltatore in un mondo sonoro unico. D'altra parte, Federico Calcagno e la sua formazione "The Dolphians Line Up" dimostrano una straordinaria abilità nel combinare strumentazioni classiche del jazz con elementi inaspettati, come il violino di Anais Drago o le incursioni vocali di Beatrice Sberna e Davide Sartori. I brani scelti, tra cui "The Great Opening" e "Wake Up Humanity!", sono esempi perfetti di come il jazz possa evolversi e integrare nuove espressioni artistiche, mantenendo al contempo un'identità forte e riconoscibile. La formazione, che include Gianluca Zanello e Luca Ceribelli ai sassofoni, Andrea Mellace al vibrafono, Stefano Zambon al contrabbasso e Stefano Grasso alla batteria e percussioni, si rivela un collettivo di talenti capace di esplorare sonorità diverse con grande maestria e originalità.

Roberto Ottaviano e le Sfide del "Dark Sides"

Il rinomato sassofonista Roberto Ottaviano porta all'attenzione degli ascoltatori il suo progetto "Dark Sides", un'opera che si distingue per la sua profondità e per le sue esplorazioni sonore audaci. Con brani come "Preachers And Merchants", "Musk Aroma Therapy For Trumpeters", "Syte" e "Goin' Home", Ottaviano dimostra una continua ricerca artistica che lo porta a mescolare il sax soprano e il clarinetto con strumenti e suoni inusuali. La sua formazione include Peppe Frana all'oud, Luca "DJ Rocca" Roccatagliati alle elettroniche, loops e sampling, Giorgio Vendola al contrabbasso e alle elettroniche, e Ermanno Baron alla batteria e percussioni. Questa combinazione di strumenti tradizionali e tecnologie moderne crea un soundscapes ricco e avvincente, che sfida le convenzioni del jazz e introduce l'ascoltatore in territori musicali inesplorati. "Dark Sides" non è solo un album, ma un'affermazione artistica che consolida la posizione di Ottaviano come uno dei musicisti più innovativi e coraggiosi della scena jazz italiana e internazionale, capace di evocare atmosfere intense e contemplative attraverso la sua musica.

Nel suo lavoro "Dark Sides", Roberto Ottaviano si immerge in un universo sonoro dove la tradizione jazzistica incontra l'elettronica e le sonorità mediorientali, grazie all'inclusione dell'oud. Questo progetto è una testimonianza della sua incessante volontà di superare i confini musicali, proponendo un'esperienza d'ascolto che è al tempo stesso complessa e accessibile. I brani scelti, con i loro titoli evocativi, suggeriscono un viaggio attraverso temi profondi e riflessioni intime, tradotte in musica attraverso arrangiamenti sofisticati e improvvisazioni magistrali. La presenza di "DJ Rocca" Roccatagliati con le sue elettroniche, i loops e i sampling, insieme alle elettroniche di Giorgio Vendola, aggiunge una dimensione contemporanea e sperimentale, creando texture sonore inaspettate che si fondono armoniosamente con le melodia e l'armonia più tradizionali. Ermanno Baron alla batteria e alle percussioni fornisce un supporto ritmico versatile e dinamico, capace di adattarsi alle diverse atmosfere create. L'opera "Dark Sides" rappresenta un punto di arrivo significativo nel percorso artistico di Ottaviano, confermando la sua capacità di innovare e di mantenere alta la qualità della sua proposta musicale, rendendola sempre fresca e rilevante nel panorama del jazz moderno.

L'eleganza del Settecento in mostra a Cinecittà: un viaggio tra costumi da Oscar e capolavori cinematografici

La settima arte e la moda si incontrano in una nuova, affascinante esposizione presso gli studi di Cinecittà, dove l'eleganza e la raffinatezza del XVIII secolo prendono vita attraverso una selezione di costumi cinematografici da Oscar. Questa iniziativa celebra non solo l'imminente cerimonia degli Academy Awards del 2026, ma anche il genio creativo di artisti che hanno saputo tradurre in tessuto e forma le visioni di grandi registi. L'allestimento mette in luce l'importanza del design dei costumi nel plasmare l'identità di un film e nel lasciare un'impronta indelebile nell'immaginario collettivo. Dagli abiti regali che hanno calcato i set più prestigiosi alle creazioni che hanno definito epoche, ogni pezzo in mostra racconta una storia di maestria artigianale e profonda ricerca storica. È un'occasione per riflettere su come la moda cinematografica, lungi dall'essere un semplice accessorio, sia un elemento narrativo potente, capace di evocare atmosfere, descrivere personaggi e, in alcuni casi, influenzare le tendenze del mondo reale. La mostra si propone come un ponte tra il passato glorioso del cinema e il suo futuro, invitando il pubblico a riscoprire il valore artistico intrinseco di ogni singolo costume.

Il percorso espositivo non si limita alla mera ammirazione estetica, ma invita a una più profonda comprensione del processo creativo dietro ogni costume. Attraverso opere di maestri indiscussi come Danilo Donati, i visitatori possono esplorare le ispirazioni, le tecniche e le sfide che hanno portato alla realizzazione di questi capolavori sartoriali. La mostra evidenzia come il costume non sia solo un vestito, ma un personaggio a sé stante, intriso di significato e capace di dialogare con la trama e con gli attori. L'esposizione di Cinecittà non è solo un omaggio al lusso e alla bellezza dei costumi d'epoca, ma anche un'occasione per apprezzare l'ingegno e la dedizione di coloro che, dietro le quinte, contribuiscono a rendere il cinema un'esperienza visiva indimenticabile. Questo evento si configura come un appuntamento imperdibile per gli appassionati di cinema e moda, offrendo uno sguardo privilegiato su un aspetto spesso sottovalutato della produzione cinematografica, ma fondamentale per la sua riuscita artistica e storica.

L'eleganza del Settecento: Costumi da Oscar in mostra

L'esposizione inaugurata a Cinecittà il 20 febbraio svela una selezione unica di abiti storici, tutti ispirati al Settecento e indissolubilmente legati al mondo del cinema. Tra questi, spiccano capi indossati da attori di fama mondiale come Colin Firth, Steve Buscemi e Guillaume Canet, che hanno interpretato personaggi iconici in pellicole ambientate in quel periodo. La mostra, intitolata suggestivamente Noblesse oblige: Cinecittà si trasforma in una corte del '700, si prefigge di esplorare l'evoluzione della moda maschile settecentesca, dall'era illuminista alla vigilia della rivoluzione industriale. L'attenzione è posta sui 'habit à la française', composti da giustacorpo, giacca e braghe, che definirono l'eleganza dell'epoca. Un esempio pregevole è il costume indossato da Caleb Landry Jones nei panni di Dracula, evidenziando come anche personaggi di genere fantastico possano essere avvolti da un'aura di autenticità storica grazie a una sartoria impeccabile. La rassegna si rivela un vero e proprio viaggio attraverso un secolo di stile, dove ogni cucitura e ogni tessuto raccontano la storia e i cambiamenti culturali di un'epoca affascinante, dimostrando il potere trasformativo del costume cinematografico.

La vera gemma della collezione è senza dubbio l'abito nero indossato da Donald Sutherland nel celebre film Casanova di Federico Fellini, capolavoro che quest'anno celebra il suo cinquantesimo anniversario. Questo costume fu creato dal leggendario Danilo Donati, il quale per quell'opera vinse un Oscar, e a cui la mostra dedica un sentito omaggio in occasione del centenario della sua nascita. Donati, con la sua abilità straordinaria, riuscì a catturare l'essenza dell'epoca, rendendo il costume non solo un indumento, ma un elemento chiave della narrazione visiva. La mostra si propone così come un 'museo non ufficiale' delle statuette degli Academy, presentando anche creazioni di altri maestri come Theodor Pištěk per Amadeus e Valmont, e Colleen Atwood per Mercoledì 2, nomi che risuonano frequentemente nella storia degli Oscar. Attraverso questi pezzi unici, i visitatori possono apprezzare l'impatto culturale e stilistico che questi abiti hanno avuto, arrivando persino a influenzare la moda quotidiana, come testimoniato dall'aneddotica relativa a Pištěk e ai suoi costumi per Amadeus. La meticolosa cura dei dettagli e la fedeltà storica che caratterizzano ogni pezzo esposto offrono una prospettiva inedita sul mestiere del costumista, elevandolo a forma d'arte.

Casanova di Fellini: Un'icona di stile a Cinecittà

Il film Casanova di Federico Fellini occupa un posto d'onore nell'esposizione, non solo per il suo valore cinematografico ma anche per l'eccezionale contributo del costumista Danilo Donati. Questo film, interamente girato all'interno degli studi di Cinecittà, rappresenta un trionfo dell'arte scenografica e sartoriale, dove ogni elemento, dalle lagune ai palazzi, dalle feste all'acqua stessa, fu meticolosamente ricostruito per ricreare l'atmosfera veneziana. Donati, ispirandosi ai pittori del Settecento come Canaletto e Guardi, si immerse nella ricerca dei tessuti più adatti, arrivando a tingere personalmente le stoffe nel suo atelier. Donald Sutherland, l'attore protagonista, indossò ben quaranta costumi differenti durante le ventuno settimane di riprese, ognuno dei quali era un'opera d'arte a sé stante, contribuendo in modo significativo a definire il suo personaggio e l'ambiente circostante. La mostra offre ai visitatori l'opportunità di ammirare da vicino questi abiti sontuosi, testimonianza dell'attenzione maniacale di Donati per il dettaglio e della sua capacità di infondere vita ai suoi disegni.

Oltre ai magnifici abiti, l'esposizione arricchisce l'esperienza con elementi originali del set del Casanova, trasportando idealmente il pubblico nel cuore della produzione felliniana. Tra questi spiccano un rinoceronte e un leone di Venezia, entrambi utilizzati nel film, che offrono uno scorcio affascinante sul processo di creazione di mondi cinematografici. Un pezzo di particolare interesse è la ricostruzione della corona a specchi con sette candele, indossata da Sutherland in una delle sequenze più memorabili del film, simbolo del lusso e dell'effimero piacere che permeano la storia di Casanova. La mostra, visitabile tutti i giorni tranne il martedì dalle 10 alle 18, con ingresso da Via Tuscolana 1055, non è solo un tributo al genio di Fellini e Donati, ma anche un invito a esplorare il ricco patrimonio cinematografico italiano. A partire dal 7 marzo, saranno disponibili visite guidate, che approfondiranno ulteriormente le storie e i segreti dietro questi capolavori, rendendo l'esperienza ancora più immersiva e istruttiva. Questo evento rappresenta un'occasione imperdibile per tutti coloro che desiderano scoprire il fascino intramontabile del cinema d'epoca e l'arte sublime del costume design.

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Il mondo del cinema piange Robert Duvall: Il tributo delle star de "Il Padrino"

Il mondo del cinema si unisce in un tributo commosso a una delle sue figure più emblematiche, l'indimenticabile Robert Duvall, scomparso all'età di 95 anni. La sua interpretazione di Tom Hagen nella celebre saga de "Il Padrino" ha lasciato un'impronta indelebile nella storia cinematografica, definendo un personaggio di rara intelligenza, misura e umanità.

Il ricordo toccante di Pacino, De Niro e Coppola per un gigante del cinema

Il 15 febbraio 2026, il mondo ha appreso con tristezza della scomparsa di Robert Duvall, attore iconico la cui carriera ha spaziato decenni, lasciando un'eredità artistica inestimabile. In particolare, il suo ruolo di Tom Hagen, il consigliere della famiglia Corleone ne "Il Padrino", rimane una pietra miliare della sua filmografia. Subito dopo la notizia, numerosi colleghi e amici hanno voluto esprimere il loro cordoglio e ammirazione per Duvall. Robert De Niro, attraverso i suoi canali social, ha condiviso un messaggio conciso ma potente: "Riposa in pace Robert Duvall 🕊️ Uno dei più grandi attori di tutti i tempi", evidenziando la sua grandezza e il suo impatto nel panorama cinematografico. Anche il visionario regista Francis Ford Coppola, colui che ha diretto Duvall ne "Il Padrino", ha ricordato l'attore con parole cariche di affetto e rispetto: "Che duro colpo venire a conoscenza della perdita di Robert Duvall. Un attore grandioso e una parte essenziale di American Zoetrope fin dalle sue origini", sottolineando il legame profondo e la collaborazione duratura che li ha uniti. Infine, Al Pacino, che ha condiviso il set con Duvall nella leggendaria pellicola, ha rilasciato una dichiarazione ai media americani, esprimendo la sua profonda stima: "È stato un onore lavorare con Robert Duvall. Era un attore nato, il suo legame con la recitazione e il suo dono fenomenale saranno ricordati per sempre. Mi mancherà". Queste testimonianze convergono nel dipingere il ritratto di un artista straordinario, la cui presenza scenica e la profondità interpretativa hanno arricchito ogni film in cui ha partecipato.

La dipartita di Robert Duvall ci invita a riflettere sull'importanza di figure come la sua nel panorama culturale. Il suo approccio alla recitazione, caratterizzato da una profonda autenticità e una capacità unica di dare vita a personaggi complessi, funge da ispirazione per le nuove generazioni di attori. La sua eredità non si limita ai ruoli iconici, ma si estende alla sua dedizione all'arte e alla sua incessante ricerca della verità emotiva. Duvall ci lascia non solo film memorabili, ma anche la consapevolezza che il vero talento trascende il tempo, continuando a influenzare e ad arricchire il tessuto stesso del cinema.

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